Sacro e Profano

Cantare insieme è pratica assai diffusa in tutto il territorio isolano. L’ampia varietà formale ed esecutiva delle diverse esperienze polifoniche sarde denota, non di rado, il profondo legame delle sonorità con un determinato territorio o con una singola comunità.Ogni angolo di Sardegna, dunque, pare conservi in sé, ereditandolo dagli antichi del passato, il suo cantare. Un cantare per fare comunità, per stare insieme, per raccontare episodi, per descrivere luoghi o personaggi; ma anche un cantare per raccogliersi in preghiera, accompagnare il rito e ricongiungersi con l’Eterno.

Il complesso insieme di rappresentazioni polifoniche isolane è da sempre sotto lo sguardo attento degli studiosi, i quali ci permettono di fare luce sui percorsi intrapresi nel tempo dalle diverse forme di canto a più voci, compresi gli sviluppi attuali e le prospettive future.

Nell’ambito della presente iniziativa, si tenterà di approfondire alcuni aspetti relativi al canto sacro e al canto profano in Sardegna; con il prezioso apporto di importanti etnomusicologi sardi e con le performance esplicative di tre note formazioni canore rappresentanti altrettante tipologie polifoniche isolane, percorreremo insieme la storia, le forme e modalità di messa a punto, gli elementi distintivi e quelli di contaminazione reciproca di tali, fondamentali, ambiti del cantare insieme in Sardegna.

I Relatori

Marco Lutzu

Marco Lutzu è ricercatore di etnomusicologia all’Università degli Studi di Cagliari. Ha condotto ricerche sul campo in Sardegna, Cuba e Guinea Equatoriale, occupandosi di rapporti tra musica e religione, poesia improvvisata, etnomusicologia audiovisiva, organologia, analisi della performance e cultura hip hop. È direttore scientifico di diversi musei multimediali sulla musica e cultura sarda e dell’Enciclopedia della Musica Sarda (L’Unione Sarda, 2012). Nel 2020 ha curato il volume Ntonobe: musica liturgica tra i Fang della Guinea Equatoriale (PFTS Univresity Press) e, assieme a G. Borio, A. Cecchi e G. Giuriati, il volume Investigating Musical Performance: Theoretical Models and Intersections (Routledge). È autore di Non potho reposare: il canto d’amore della Sardegna (Nota, 2017) e curatore di Deus ti salvet Maria: l’Ave Maria sarda tra devozione, identità e popular music (Nota, 2020)

Relazione: Pratiche polifoniche nella Sardegna contemporanea.

Roberto Milleddu

Roberto Milleddu è docente a contratto di materie etnomusicologiche presso il Conservatorio “Palestrina” di Cagliari. I suoi ambiti di ricerca spaziano dall’organologia etnomusicologia storica, al canto a più voci e al rapporto tra media di massa e musiche di tradizione orale. Ha pubblicato monografie e articoli di carattere etnomusicologico, organologico e storico musicale. Collabora con il Labimus (Laboratorio Interdisciplinare sulla Musica) dell’Università di Cagliari ad importanti progetti di ricerca nazionali e internazionali.

Relazione: Cantare a più voci in ambito religioso: scenari contemporanei e profondità storica.

Luigi Oliva

Luigi Oliva è docente a contratto di Strumenti e canto delle tradizioni musicali della Sardegna, europee ed extraeuropee e Prassi di creazione estemporanea nelle culture tradizionali, presso il Conservatorio G. P. da Palestrina di Cagliari. Ha svolto attività di ricerca in Sardegna sul canto a più voci di tradizione orale, su Pregadorias e Rosari cantati e in Guinea Equatoriale sulla musica liturgica tra i Fang della Guinea Equatoriale (Ntonobe). Cantore A tragiu di Bosa, dal 2003 è Direttore artistico della Associazione culturale Coro di Bosa.Ha collaborato e collabora in qualità di direttore di coro con varie Associazioni culturali. E’ vicepresidente della Associazione culturale C.A.M.P.O.S. che ingloba le arti poetiche e musicali di tradizione orale della Sardegna.

Relazione: Sacro e profano: due termini problematici.

Esibizioni

Coro di Bosa

Nella città di Bosa è stato tramandato un vasto repertorio di polifonia vocale che viene denominato Canto a Tragiu. Possiamo definire il canto a tragiu, come tutti gli altri modi di cantare a più voci in Sardegna, come una pratica polifonica che si basa su quattro voci maschili denominate, partendo dalla voce più grave, bassu, contra, tenore e cuntraltu. Il canto viene introdotto da una intonazione denominata Sa pesada de Su bassu o de Su tenore,  alla quale segue l’ingresso in sequenza delle altre voci, a partire da su bassu. I canti si strutturano su tracciati memorizzati dai cantori che “ri”-costruiscono il canto ad ogni esecuzione. Nel cantare a tragiu si stratifica una molteplicità di significati, dal “piacere” di cantare/stare insieme, al ribadire l’appartenenza ad una comunità, alla sua storia, al sentirsi portatori di una “tradizione” (Milleddu 2011). Nel 2000 un gruppo di cantori depositari del canto a  tragiu bosano si costituirono in Associazione dando vita alla Associazione Culturale coro di Bosa col fine primario di mantenere, divulgare e trasmettere la musica di tradizione orale bosana e questo perché i profondi cambiamenti culturali degli ultimi decenni, nonostante il canto a tragiu fosse stato trasmesso senza soluzione di continuità,  stavano pian piano cancellando luoghi e momenti del fare musica tradizionale.  Oggi l’ Associazione “Coro di Bosa” è un importante punto di riferimento per la comunità, la sede dell’Associazione è infatti aperta a tutti coloro che hanno piacere di cantare e coloro che volessero apprendere il canto a tragiu: una sorta di scuola, quindi, nella quale la didattica è rimasta quella di un tempo cioè legata soprattutto all’ascolto dei cantori più esperti.

Tenore di Bitti “Mialinu Pira”

Il gruppo Tenore di Bitti “Mialinu Pira” nasce nel 1995 ed è intitolato allo scrittore Michelangelo Pira detto Mialinu. Il quartetto, composto da Omar Bandinu, Marco Serra, Bachisio Pira e Arcangelo Pittudu, da anni svolge un’intensa attività artistica esibendosi più volte in Francia, Germania, Danimarca, Norvegia, Repubblica Ceca, Spagna, Belgio, Olanda, Austria, Lussemburgo, Slovenia, Polonia, Irlanda, Croazia, Lituania, Ungheria, Serbia, Albania, Svizzera, e in Tunisia, Emirati Arabi, Israele, Brasile, Cile e Giappone in festival e istituzioni musicali prestigiose ( Sala Nervi in Vaticano, Auditorium Agnelli di Tokyo, Sesc San Paolo del Brasile, Sava Centar di Belgrado…). Memorabili sono la partecipazione al IX Concerto di Natale in Vaticano (2001) e l’incontro in udienza privata con Papa Giovanni Paolo II,  l’esibizione nella stagione 2009 del Royal Concertgebouw di Amsterdam e il concerto a Betlemme nella Basilica della Natività. Numerose sono le partecipazioni a documentari e trasmissioni dei più importanti networks radio-televisivi (Rai, Canale5, RTS Serbia, Arte tv, NHK, France2, ORF1, Radio Polonia, Deutschlandfunk, WDR Fernsehen, SRF1, e altre) e la singolare partecipazione alla trasmissione “Affari tuoi” di Paolo Bonolis in onda su RaiUno, che ha allargato la popolarità della formazione ben oltre l’ambito specialistico. Il Tenore Mialinu Pira da anni ha intrapreso un percorso di ricerca e trasversalità che l’ha portato a collaborare con artisti dei più vari ambiti artistici. Tra le esperienze e collaborazioni più significative ricordiamo quelle con: con il suonatore di cornamusa asturiana Hevia; l’Orchestra Mediterranea di San Paolo del Brasile che ha portato alla realizzazione di un CD e un DVD; la cantante serba Bilja Krstić & Bistrik Orchestra; la cantante e violinista ceca Iva Bittová; Roberto Molinelli e l’Orchestra della Magna Grecia; e anche la partecipazione alla colonna sonora del film tedesco Meine Schöne Bescherung (2007). 

Coro Canarjos

Il coro Canarjos nacque a Nuoro nel 1976, per iniziativa del maestro e compositore Salvatore Nuvoli, per tutti Bobore. Alla base della spinta inauguratrice voluta dal compianto maestro, il quale nel lungo periodo alla guida del gruppo raggiunse la piena maturità e realizzazione creativa,  risiedeva la mai celata ambizione di donare a Nuoro un rinnovato volto musicale, nonché poetico, in cui la città potesse riconoscersi e sentirsi intimamente narrata. Le composizioni originali a firma Nuvoli, dunque, intesero catturare, comprendere, rielaborare e restituire agli ascoltatori il “sentire” nuorese delle cose della vita: dall’immensa gioia del matrimonio al raccoglimento in preghiera, dai multiformi aspetti del quotidiano alla profonda e inconsolabile ferita del lutto. Protagonisti indiscussi della maggior parte delle composizioni, perciò, furono gli ambienti interni ed esterni di una Nuoro ormai lontana, le espressioni locali, alcuni personaggi realmente esistiti e le vicende che li consacrarono alla memoria comune; il tutto armonizzato lasciandosi liberamente ispirare dai suoni del “conosciuto”, non di rado rielaborando le espressioni canore del canto a sa chitarrina o a tenore. L’opera di un maestro-compositore assai prolifico e carismatico non poté che tradursi in un repertorio estremamente variegato, sperimentale e prezioso; tanto prezioso che non è un caso se molte altre formazioni corali – e non solo – hanno sovente attinto ai brani del coro nuorese per le proprie esibizioni. L’interesse verso una costante sperimentazione divenne, col tempo, un marchio di fabbrica del coro Canarjos, sia durante il periodo in cui Bobore Nuvoli lo diresse, sia dopo la sua dolorosa dipartita, avvenuta il 12 febbraio del 2014. Il percorso innovativo intrapreso dal maestro Nuvoli rimase aspetto costante negli anni a venire, e accompagnò le scelte stilistiche approntate da coloro che gli succedettero. Attualmente il coro Canarjos vanta il primato cittadino nell’aver affidato la direzione e la cura del proprio patrimonio musicale, in un ambiente tradizionalmente maschile, ad un maestro donna: Paola Puggioni. La nuova direttrice, proveniente da una scuola musicale solo apparentemente distante da quella del coro, ha da subito intrapreso con passione tale nuova esperienza, inaugurando un nuovo capitolo della lunga storia della formazione barbaricina.